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SE MIO FIGLIO NON PARLA…

Nei bambini lo sviluppo del linguaggio costituisce un percorso articolato, caratterizzato da fasi che non devono essere interpretate in modo rigido e che non sono necessariamente uguali per tutti. I bambini infatti possono presentare tempistiche e tendenze differenti
Prima di preoccuparsi se il bambino non parla, è opportuno valutare con attenzione le sue capacità comunicative, che si manifestano non solo attraverso il linguaggio verbale, ma anche tramite il linguaggio non verbale (sorrisi, smorfie e gesti), le sue potenzialità ricettive e l’interesse che nutre verso l’ambiente che lo circonda.
La capacità dei bambini a esprimersi verbalmente può essere rallentata da alcuni fattori:
• Pigrizia dei bambini: Se i bambini capiscono che le loro richieste vengono esaudite anche senza bisogno di aprire bocca, smetterà di parlare, cesserà di essere per loro una necessità primaria. Per cui è importante evitare di anticipare sempre e comunque i loro desideri, soddisfacendoli ancora prima che vengano espressi.

• Famiglie silenziose: L’ambiente familiare esercita un ruolo estremamente significativo; se gli adulti di riferimento si esprimono a monosillabi, limitandosi a rispondere alle domande dei bambini con un sì o un no, il loro vocabolario sarà decisamente scarno. Al contrario, bambini che vivono in famiglie con genitori, fratelli o sorelle che parlano molto risultano più precoci e abili nell’eloquio.

• Carattere del bambino: A volte i bambini sono semplicemente timidi e, tacendo, esprimono un loro modo di essere, di differenziarsi dagli altri. Non forzarli, lasciando loro la libertà di esprimersi.

In sintesi qui di seguito le diverse tappe del linguaggio:
• 12/13 MESI – Le prime parole periodo della lallazione. È l’età a cui solitamente il bambino comincia a dire le prime parole, due, tre o quattro. Può succedere anche qualche mese dopo.
• 18 MESI – 50 parole Il 50% dei bambini arriva a circa 50 parole, dove per parola s’intende anche “bau bau”, o “baba”, o quanto basta per indicare un oggetto. Ci sono bambini che a quest’età non dicono ancora nessuna parola, ma questo non è di per sé preoccupante, l’importante in questi casi e badare che il bambino capisca, che comunichi attraverso gesti con le persone che gli stanno intorno e che ci sia produzione di lallazione o comunque di suoni con presenza di consonanti: quest’ultimo infatti è un buon indice per la previsione di un normale sviluppo del linguaggio
• 2 ANNI – 150 parole Il 50% dei bimbi produce in media circa 150 parole e inizia a produrre le prime frasi, ma il range va da 50 a 400.
• 3 ANNI – prime frasi corrette (400 parole) È intorno ai 36 mesi che normalmente avviene un’esplosione del linguaggio: il numero di parole prodotte aumenta in breve tempo (fino a circa 600) e il bambino comincia a formare frasi di tre o più parole.

Bisogna intervenire e rivolgersi a un logopedista se il bambino di 2 anni produce meno di 50 parole, perché è una condizione che potrebbe essere indice di rischio per futuri problemi linguistici. Oppure a tre anni se ancora non parla o ha un linguaggio povero con poche parole e/o assenza di frasi.
Il percorso diagnostico corretto è basato su questi passaggi:
• Breve raccolta anamnestica, dello sviluppo del linguaggio e storia del bambino dalla nascita
• Somministrazione di test per vedere come e cosa pronuncia
• Valutazione del vocabolario
• Valutazione di come si pronunciano e formano le frasi.
La terapia si fonda su:
• Stimolazione del linguaggio
• Arricchimento del lessico
• Corretta produzione della frase.
I bambini apprendono giocando e divertendosi, per lo sviluppo del linguaggio si propongono libri illustrati da leggere insieme, canzoncine, versi degli animali, imitazioni di personaggi dei cartoni, il tutto nel modo più spontaneo possibile.

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