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ADHD NEL BAMBINO

ADHD NEL BAMBINO

L’ ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) rientra nella categoria dei Disturbi del Neurosviluppo. In questa categoria troviamo per esempio, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), Disturbo di Tourette, Disprassia, ed il Disturbo dello Spettro dell’Autismo (ASD). Ciò che accomuna tali condizioni è sia il loro esordio, che avviene nelle prima fasi di crescita, sia la presenza di uno sviluppo e di un’organizzazione neurologica differente, rispetto alle persone neurotipiche.

La neuroatipicità identifica quindi tutte quelle condizioni di diversità neurobiologica che contraddistinguono lo sviluppo dell’individuo. Non è corretto pertanto identificarle come malattie ma come modalità differenti attraverso cui la persona percepisce ed interpreta il mondo.

Le manifestazioni del funzionamento ADHD variano da persona a persona ed in base all’età. Per esempio durante la scuola dell’infanzia si osserva una marcata iperattività/impulsività (es. difficoltà a rimanere seduto, parlare troppo, invadenza con gli altri bambini) mentre durante la scuola primaria si può osservare anche la presenza di disattenzione (es. difficoltà a rimanere concentrati sui compiti, durante una conversazione, perdere frequentemente giochi o materiali scolastici).
Durante l’adolescenza l’iperattività/impulsività può manifestarsi attraverso una costante sensazione di nervosismo, impazienza e agitazione.
In età adulta la disattenzione si può manifestare, per esempio, tramite una scarsa attenzione ai dettagli, non seguire le istruzioni per svolgere un’attività, perdere chiavi, portafoglio o agende, difficoltà nel mantenere l’attenzione durante la lettura o mentre si guarda un film, non rispettare le scadenze. L’iperattività/impulsività tramite una sensazione di irrequietezza, impazienza durante le attese, necessità di tenersi costantemente occupati in attività e quindi fatica a tollerare la noia.

Se non riconosciuta l’ADHD può generare una significativa compromissione nella vita della persona, a qualunque età, e ciò può portare per esempio a disturbi dell’umore, difficoltà relazionali, difficoltà di apprendimento, abuso di sostanze e comportamenti antisociali.
Fondamentale diventa dunque il processo di valutazione diagnostica ed il trattamento che può attuarsi in una delle seguenti modalità:
– Potenziamento cognitivo: intervento personalizzato volto a potenziare le abilità cognitive quali per esempio attenzione, memoria di lavoro, flessibilità cognitiva, velocità di elaborazione, inibizione, nonché le abilità di letto-scrittura e di calcolo. Ciò è possibile anche tramite l’utilizzo del gioco.
– Parent training: volto ad incrementare nel genitore la conoscenza e la consapevolezza circa le modalità del funzionamento ADHD del proprio figlio/a. In tal modo sarà possibile acquisire strategie personalizzate per ridurre la frequenza dei comportamenti problematici ed incrementare il benessere familiare.
– Psico-educazione: volta ad acquisire una maggiore conoscenza e consapevolezza circa il funzionamento ADHD e come questo impatti nella propria vita quotidiana e renderlo quindi protagonista della sua esistenza.
– Psicoterapia: finalizzata a supportare l’individuo ad ottenere una maggior consapevolezza del suo funzionamento, comprendendone l’origine e strutturando quindi un piano terapeutico individualizzato. L’intervento non si focalizza unicamente sul sintomo, ma pone al centro la persona nonché la sua storia di vita e la sua progettualità futura.
– Supporto farmacologico

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